Clapton & Santana, due mondi diversi uniti da musica e passione

Il primo articolo del nuovo anno si apre con una strepitosa ricostruzione dell’amicizia e delle collaborazioni tra due dei miei “guitar hero” preferiti: Carlos Santana ed Eric Clapton. Lo firma l’amico Alessandro Vailati, che al blog ha già regalato contributi molto interessanti e pieni di sorprese…

Clapton & Santana

Clapton & Santana
Foto da Facebook, profilo di Dave Shoots Bands

Quando io e Eric suoniamo insieme non si tratta di incrociare le spade e duellare, come qualcuno intende le jam session. Non è Fernando Lamas contro Errol Flynn. È «Tu mi proponi Robert Johnson, io Bola Sete» ”

La storia di un’amicizia, trascendente ogni ideologia, che ha come collante l’amore per la Musica. Per entrambi la Musica significa salvezza, sono riusciti a innalzarla ai livelli più alti grazie alla chitarra, che ha fatto sognare intere generazioni. Due personaggi unici, “così uguali, così diversi”, che si sono incontrati spesso, fuori e all’interno del palcoscenico e hanno condiviso momenti da ricordare. In questo approfondimento provo ad analizzare e riflettere sui loro ripetuti incroci, che ci hanno donato emozioni immense e, a quanto pare, ce ne regaleranno presto altre.

Un “Ufo album” con Clapton, Santana e Trucks?

Se non avessi ascoltato con le mie orecchie quello stralcio di intervista di Santana, probabilmente non ci avrei mai creduto. Il chitarrista messicano è pieno di sogni e progetti per il futuro e parla di una possibile partnership con Clapton e Derek Trucks per la pubblicazione di un album dedicato a musiche di fantascienza, colonne sonore western, tipo Il buono il brutto e il cattivo.

Sembra un territorio così lontano da Slowhand, ma secondo Carlos proprio Eric sarebbe entusiasta dell’idea e non vedrebbe l’ora di concretizzarla.

In effetti l’artista inglese, come in realtà pure il suo amico messicano naturalizzato statunitense, ha sempre fatto della varietà di generi una virtù e, pur rimanendo fedele al suo amato blues, durante la carriera ha divagato tra pop, reggae, jazz fino a dedicarsi alla scrittura di numerose colonne sonore e, questo davvero sorprendente, alla passione per la musica elettronica sfociato nel progetto TDF in cui trip-hop, techno, R&B e ambient new age si mescolano vorticosamente. Il contatto con le orchestre è avvenuto spesso nella seconda parte della carriera, sia appunto al fine di comporre soundtracks, sia per il programma di concerti alla Royal Albert Hall nel ‘90-‘91 culminato in 24 Nights. Pure dischi molto personali come Pilgrim, Reptile e Back Home presentano in parecchie tracce delicati arrangiamenti d’archi.

Ennio Morricone

Mi è rimasto impresso, poi, il tributo sul suo profilo Facebook autorizzato e originale, dedicato al Maestro nel giorno della sua scomparsa. Ecco un altro legame tra le dichiarazioni di Santana e i pensieri di Clapton, ancora una volta accomunati dall’amore per la musica. Ma se analizziamo i loro percorsi noteremo che la sintonia esiste dall’inizio e le manifestazioni d’affetto e stima reciproche sono spesso sfociate in collaborazioni in studio e sul palco.

Cream, Derek and the Dominos e metà anni Settanta

Carlos Santana effettivamente è un fan della prima ora dei Cream, sta già sperimentando quella miscela di generi che lo avrebbe reso famoso come portabandiera del rock latino e adora fortemente quel supergruppo capace di fondere il blues più tradizionale proprio al rock, anche duro e psichedelico. Così quando il trio inglese fa capolino al Fillmore Auditorium di San Francisco, nell’agosto ’67, si imbuca letteralmente nel locale per assistere alla loro performance e trarne ispirazione per la sua band. Rimane folgorato da tale esperienza e dal suono roboante di quei ragazzi. Assistere a quel concerto è stato, per dirla proprio con sue parole, “Come passare da un televisore in bianco e nero a un film in CinemaScope”. Tre anni più tardi, siamo nel novembre ’70, ancora un “crossroad” rilevante: Eric è in tour con la sua nuova creatura, i Derek and the Dominos, e stavolta si esibisce al Community Theatre di Berkeley. Il chitarrista messicano si gode lo show e in seguito invita il suo alter ego britannico al Wally Helder Studios dove sta cominciando a ideare il seguito per il leggendario Abraxas. Ne salta fuori un’infuocata jam, a cui parteciperà un giovanissimo Neal Schon, che sarà fondamentale nello sviluppo dell’acclamato Santana III.

Il 1975 rimarrà epico per la storia degli incontri celebri dei due personaggi e vede pure una registrazione ufficiale delle loro performance. La Santana band apre i concerti del redivivo Clapton, tornato sui palchi a partire da 461 Ocean Boulevard (1974) dopo un lungo periodo di ritiro dovuto ai noti problemi di tossicodipendenza. Spesso, durante i bis, viene eseguito il classico della musica del diavolo Eyesight to the Blind in medley con Why Does Love Got to be So Sad e ciò diventa l’occasione per terminare lo show con un uragano di chitarre e percussioni, in una commistione fra i due gruppi per creare oltre venti minuti di lussureggiante latin blues, con Eric, Carlos e George Terry letteralmente infervorati.

25 June 1975 at the Providence Civic CenterProvidence, Rhode Island

Foto di Barry Grodsky


Quel guizzo negli anni Ottanta e l’incredibile successo di Supernatural

Gli eighties scorrono veloce per i due personaggi, nonostante le reciproche difficoltà ad adattarsi alle nuove sonorità. Clapton è il primo ad avere un notevole rilancio, complice Live Aid, ma esattamente un anno prima non bisogna dimenticare questa fantastica comparsata della coppia al Wembley Stadium: è il 7 Luglio 1984 e una parata di star, fra cui anche Chrissie Hynde e Mick Taylor, accompagnano nell’encore Bob Dylan, per una manciata di canzoni. Leopard-Skin Pill-Box Hat è da cineteca, speriamo in un futuro tale esibizione venga pubblicata con miglior resa audio-video.

Leopard-Skin Pill-Box Hat

I nineties vedono Slowhand sulla cresta dell’onda, nuovamente focalizzato sul blues dopo un’incredibile serie di vicissitudini tragiche. Dopo il pluripremiato Unplugged arriva il formidabile From The Cradle. Pure il Re del Ritmo Latino è in forma, rinvigorito da un album tosto, Milagro, la pubblicazione di un live imprescindibile, Sacred Fire, e un tour perenne che lo porta spesso in Italia. La vera differenza, però, per lui sarà Supernatural, capolavoro di fine secolo, in cui colpisce nel segno con la premiata formula di accostare a canzoni superbe un ospite azzeccato. Lascio a voi indovinare, se non lo sapete già, chi sarà lo special guest della traccia finale…

The Calling

Una data dei concerti giapponesi, al mitico Budokan di Tokyo, precisamente il 28 aprile 2000, rimane epocale. Lo spettacolo, ovviamente dedicato in buona parte alla promozione del lavoro recentemente uscito, vede la sorpresa dell’arrivo di Eric, che si unisce ai Santana per una mezza dozzina di canzoni, fra il tripudio del pubblico e la felicità di Carlos, in visibilio per essersi cimentato ancora una volta in uno show insieme al suo compagno di avventure.


Foto tratta dal bootleg del concerto al Budokan


Crossroads, Hyde Park e di nuovo San Francisco: il cerchio si chiude per un’amicizia che non finisce mai…

I due “Guitar Brothers” proseguono i loro incontri nel luglio 2004, a Dallas, mentre si svolge l’epico Crossroads Guitar Festival, lo straordinario evento benefico organizzato in più edizioni da Clapton che riunisce i Maestri della sei corde. La incandescente esecuzione di Jingo è fenomenale e mette in luce le affinità elettive della coppia e quanto la differenza a stare sul palco li renda complementari ed empatici: estroverso, ammaliante, casinaro e un poco simpaticamente caciarone l’uno, invece concentrato, pacato, ma con il “sorriso sotto i baffi” l’altro.

Di nuovo Luglio, stavolta nel 2018, in una giornata che definire torrida è un eufemismo. Nello splendido scenario di Hyde Park, a Londra, davanti a più di settantamila spettatori, prima i Santana, più altri special guests fra cui Steve Winwood e Gary Clark Jr, e poi Clapton con la sua band si esibiscono esaltando il pubblico infuocato, in tutti i sensi, direi, e il sottoscritto può confermarlo di persona. Il momento del bis è speciale: una potente versione di High Time We Went sgorga come acqua a cui attingere con Eric e Carlos sorridenti per tutto il pezzo e quest’ultimo assolutamente stupefacente nell’assolo.

I sentieri dei due frombolieri della chitarra si intersecano un’altra volta, l’ultima al momento, da dove tutto era partito nell’ora lontano ’67: San Francisco, Chase Center, 11 settembre 2019, sempre per suonare, durante l’encore, il brano scritto da Joe Cocker e Chris Stainton. Il cerchio si chiude, quindi, guarda caso ancora nella stessa città in California, luogo in cui la musica ha fatto storia. Restiamo in trepida attesa di novità, come accennato all’inizio, sperando si concretizzi la pubblicazione di un disco da parte del trio delle meraviglie.

E per concludere due divertenti racconti sui loro incontri non ufficiali… spiritualità o che altro?

Siamo negli anni Settanta, epoca di pieni bagordi per Eric e di colma religiosità per Carlos che si fa chiamare Devadip, così come rinominato dal guru Sri Chinmoy, che gli fa da guida spirituale. Prima di un concerto, alla richiesta di Santana di un momento di preghiera, Clapton annuisce, proponendo al compare uno strano patto che sembra abbia funzionato e rinsaldato l’amicizia: “Ok Carlos, io stasera prego con te, se tu domani ti scoli una bottiglia di tequila con me.” “ Lo rispettammo” racconta l’autore di Layla in un’intervista per la rivista Musician, “anche se non so a chi fosse servito di più.”

Situazione diversa, in un certo senso invertita, invece nel Novembre 1994.

Slowhand è ormai sobrio da sette anni e sulla cresta dell’onda grazie al Nothing But The Blues Tour, in cui giganteggia proponendo tutti i classici a dodici battute che lo hanno influenzato e spinto a imbracciare una chitarra. La narrazione giunge dall’agente discografico Ric Curtice che ha la possibilità di incontrare l’artista inglese al Fillmore prima di uno show privato acustico e resta sbalordito quando scopre che la persona che sta colloquiando con Clapton in un angolino è proprio Carlos, ma non si fa intimidire e riesce a “strappare” un discorso con entrambi. Rimane negli annali la frase rivolta da Curtice a Santana, “Ti ho appena visto nel tuo documentario alla PBS mentre parlavi di come abbiamo gli angeli intorno a noi, e di quando ti esibisci, che te li senti girare intorno! Penso che sia mirabolante e ti credo”. Il chitarrista messicano, con un pizzico di orgoglio e fierezza, risponde: “Grazie, e non so se la gente mi crederà, ma è la verità”. Eric non perde l’occasione, guarda Carlos ed esclama: “Devono averti dato “roba” davvero buona” e tutto termina tra le sonore risate dei tre…

Alessandro Vailati

Redattore presso Loudd. Magazine, progetto culturale di critica musicale, letteraria, cinematografica, artistica
Editor presso Blues Cluster. Sito web di notizie e media
Amministratore pagina Doyle Bramhall II Italia

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